"Confini sospesi" di Jessica Cammarata
“Per molto tempo ho considerato la fotografia un esercizio di invisibilità. Credevo che la verità di un’immagine risiedesse esclusivamente nello ‘scatto rubato’., nella capacità quasi chirurgica di catturare la vita senza disturbarla, convinta che il nascondersi fosse l’unico modo per non contaminare l’autenticità. Poi ho capito che le immagini per me più preziose erano, in realtà, dei doni. Scatti che nascono quando la macchina fotografica smette di essere uno scudo e diventa un ponte, quando il desiderio di raccontare incontra il coraggio di lasciarsi guardare.” ... ...”Varcare l’intimità altrui è un privilegio: qui la mia presenza smette di essere estranea per farsi ospite, trasformando la macchina fotografica in un mezzo che crea complicità. Il confine non è più un limite, la l’unico spazio in cui è finalmente possibile riconoscersi. Soltanto quando ho smesso di nascondermi dietro l’obiettivo ho iniziato a vedere veramente.” Questo scritto da Jessica Cammarata corrisponde a parte della sinossi di presentazione alla mostra “Confini sospesi”, presentata alla Galleria Fiaf dell’ARVIS di Palermo lo scorso mese di maggio. Le fotografie, proposte tutte rigorosamente in bianco e nero, costituiscono un intenso reportage d’immagini che; seppur miscelate in tanti luoghi, restano fortemente legate da un unico filo antropologico e culturale, così come l’autrice le descrive in sinossi. Come si avrà modo di verificare accedendo alla sua pagina Instagram (https://www.instagram.com/jessica_cammarata_/) tutte le foto esposte rappresentano una sintesi di un personale modo di fotografare che, oltre a seguire lo stile dei grandi maestri del settore, riesce a comunicare efficacemente tante sensazioni. In ciascun angolo del mondo gli sguardi con gli occhi comunicano. Manifestano indifferenze, suscitano reazioni di rifiuti, accettazioni ed empatie. Nelle opere di Cammarata pertanto Danisinni a Palermo o sperduti angoli della Romania, del Madagascar, del Nepal, dell’India o altro, diventano pagine di un racconto universale, che non presenta nei visi grandi differenze (al di là dell’estetica di quanto documentato). Cammarata ci dice che siamo tutti abitanti di un mondo che merita di convivere in pace una comune avventura e svolge il suo tema con un reportage che scorre leggero e che intriga tanto. A me osservatore porta l’ennesima conferma che i talenti in circolazione non sono pochi e che hanno solo bisogno di occasioni per essere riconosciuti. Il reportage può risultare anche apparentemente facile e banale, rimanendo fine a sé stesso. In pochi casi riesce però a perseguire l’intento basico d’eccellenza, nella volontà di documentare (o scrivere, come può anche dirsi) con delle solo immagini, peraltro sorta con l’avvento della stessa fotografia. Diventando un romanzo che dovrà solo essere letto. Avere l’opportunità di visionare fotografie come quelle offerte in mostra da Jessica Cammarata, a questo punto può corrispondere a un privilegio per riuscire a viaggiare nell’intimo degli umani: e che siano essi adulti o bambini, indipendentemente dal genere, poco importa. Chi si ritroverà a osservare avrà tutti gli strumenti per poter leggere e, nel caso, distinguere.
Buona luce a tutti!
© Essec












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