La lingua è una forma, dice il De Saussure, non una sostanza

Parlare di linguistica associata alla fotografia, è un “invito a nozze”: mi permetto NON di commentare MA di aggiungere un po’ di “democratichese” (stile “Parolaro”) al Tuo post sperando di non annoiare il “fruitore”.
La lingua è una forma, dice il De Saussure, non una sostanza. La FOTOGRAFIA è una parafrasi o la sintesi di un “momento visivo”, proprio perché ne coglie solo la sostanza. Alla visione del Fruitore è possibile la traduzione sostanziale, non quella formale. Il Sainte-Beuve, dopo vari tentativi, rinunziò a tradurre nella sua lingua “L’infinito“ di G. Leopardi. D’altra parte, com’è ovvio , anche la sola sostanza visiva non fa fotografia: ne è prova il fallimento del Lettrismo (e qui si veda l’ingegnoso procedimento dell’isovocalismo del Queneau). Occorre ben più “elevata conoscenza” – purtroppo rara - coglierne l’aspetto formale.
E’ noto, inoltre, che il linguaggio è dotato di plurifunzionalità, che può essere ridotta alla funzione cognitiva (“ denotativa “) e alla funzione emotiva (“ connotativa “) : quest’ultima è propria dell’arte.
Se concordiamo nel ritenere la lingua una struttura e, se per struttura intendiamo con E. Benveniste la disposizione di un tutto in parti e la solidarietà dimostrata tra le parti del tutto che si condizionano reciprocamente, allora perché non considerare strutturata anche la fotografia? E se è vero, come è vero, che nella lingua ogni unità è relativa e oppositiva, perché allora non ricevere nell’immagine relazioni e opposizioni?
E qui bisognerà distinguere la relazione di inclusione (che può essere riflessiva o transitiva, ma, naturalmente, non simmetrica), di esclusione o non-inclusione, di complementarità, di implicazione e di doppia implicazione. E come in Linguistica (Glossematica) nell’ambito della funzione si distinguono l’interdipendenza, la determinazione e la costellazione, così questa distinzione è applicabile alla semantica testuale. Analogamente, la distinzione sul piano dei fonemi tra opposizioni omogenee o eterogenee, bilaterali o multilaterali, privative o graduali, proporzionali o isolate può essere sfruttata sul piano semantico.
Essenziali, ai fini della formazione e dell’enucleazione dei significati, sono la transcodificazione esterna e la transcodificazione interna (archetipi o archisemi endosistematici), a cui collegato il problema dell’equivalenza degli elementi a diversi livelli, diversa, anch’essa, da quella delle strutture di tipo primario. Infatti, segni, che al livello linguistico comune hanno denotati diversi, si identificano denotativamente nel sistema secondario, promovendo l’equivalenza di elementi non equivalenti, proprio perché il sistema secondario crea autonomamente il proprio sistema denotativo.
Forse la quistione è troppo complessa…. 

© Umberto Deramo 

Post più popolari