Elisabeth (Lee) Miller Penrose



Quando si dice di essere prevenuti e ci si crede immuni da pregiudizi in verità si manifesta una supposizione di superiorità che non si rivela solo teorica.
Casualmente, leggendo qua e là, ad un certo punto è saltato fuori un libro che avevo pure visto presentare in una trasmissione in tv, ma al quale non avevo dato particolare importanza, devo riconoscere, in funzione dell'autore.
Specie per i personaggi dello spettacolo, quasi automaticamente si associano le loro produzioni al ruolo ricoperto, salvo poi - in molti casi - scoprire lati di quel personaggio che si ritenevano impensabili per preconcetto.
Giorgio Faletti ne è stato un eclatante esempio. Palesatosi a lungo nella televisione berlusconiana come un artista dalla comicità surreale, coi suoi romanzi gialli ebbe a manifestare, in tempi più maturi, una capacità di scrittura e un'abilità di narrazione fino ad allora impensabili.
Il successo ampiamente riconosciuto in breve annullò le peculiarità del suo personaggio artistico, collocandolo in una dimensione più seria, quale può essere il mondo letterario.
Tanti altri personaggi hanno mostrato, in momenti diversi delle loro stagioni di vita, la poliedricità nascosta e solo occasioni o maturità raggiunte hanno fatto affiorare aspetti e capacità fino ad allora inespresse.
Leggendo la storia romanzata scritta da Serena Dandini su Elisabeth (Lee) Miller Penrose ne esce fuori una imprevedibile scrittrice, almeno per me, che con un'abile narrazione - scorrevole e asciutta - riesce a raccontare un personaggio composito e protagonista nella storia che, di per sé, costituisce una sintesi di quello che può raccontarsi di una caleidoscopica figura complessa e impegnativa.
Riconosco che dopo i primi capitoli del romanzo ho abbandonato la Serena Dandini del mondo dello spettacolo a me nota e presente.
Con una scrittura efficace e coinvolgente, infatti, dalla lettura subito traspariva una passione nel racconto intrapreso che immergeva in una interessantissima storia.
Un variegato racconto di un personaggio che manifesta tanti aspetti dell'intimo umano e che si relaziona con artisti di un tempo che affascina molti.
Tra Man Ray e Picasso, in un arco temporale vasto e alquanto travagliato quale può essere la prima metà del novecento sfilano, alternandosi, celebrità e figure umane molto interessanti che fanno da sfondo - e talvolta esaltano - la figura della protagonista, descritta a volte quasi come eroina, vissuta dalla Dandini come modello di riferimento di un femminismo sempre mantenuto represso anche nel mondo occidentale più evoluto.
Con un abile intreccio narrativo e l'essenzialità espositiva l'autrice riesce a mantenere nel racconto un ritmo appassionante che induce il lettore ad andare avanti senza sosta, per vedere cosa saprà ancora mostrare quell'imprevedibile personaggio che, in breve, costituisce il mito su cui si incentra il romanzo.
Accenni alle due guerre, alla depressione economica degli anni trenta e a vicende legate alla seconda guerra mondiale e all'olocausto, contestualizzano i tempi e i luoghi che danno notevole valenza alle vicende vissute dalla protagonista.
Il mondo della fotografia e dell'arte che circondano e traspirano dalle pagine del libro, costituiscono la classica ciliegina sulla torta dell'intero romanzo.
Il libro della Einaudi, ora anche in commercio in edizione economica, si intitola "La vasca del Furer" e consta di circa 250 pagine che scivolano leggere e veloci.
Ogni altra considerazione su di esso appare superflua, non ultimo, per il fatto che sarebbe molto difficile riuscire a condensare la ragguardevole mole di avvenimenti e dei personaggi che racchiude.
Concludo il tutto con un significativo periodo che Serena Dandini riporta nel libro: "Si dice che si dovrebbe scrivere solo di quel che si è sperimentato in prima persona, ma sottovaluterei il fascino delle esistenze che non abbiamo avuto il coraggio di percorrere fino in fondo, accarezzandole da lontano e restando spettatori dei nostri sogni. A volte l’unico modo per trovare un senso nel nostro percorso è rivolgerci alle vite che non ci appartengono: alle brutte ci saremo almeno distratti dalla nostra."
Delle considerazioni che, a mio parere, riescono a concettualizzare a pieno l'essenza di questo bel romanzo che, per i tanti aspetti e non solo letterari, invito vivamente a leggere.

Buona luce a tutti!

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