"La mia Asia" di Silvana Licciardello

Stamani mi ha sorpreso positivamente l’aver ricevuto il libro realizzato da Silvana.
Avevo assistito alla presentazione che una sera il mitico Pippo, amico comune, ne aveva fatto durante una diretta streaming dell’ACAF in cui ero ospite, ma sfogliare le pagine del libro in prima persona è un’altra cosa.
Oltre alla passione per la fotografia l’impaginato testimonia dell’amore per l’Oriente dell’autrice e scorrendo le pagine consente il riaffiorare di esperienze vissute da chi ha avuto l’opportunità - e la fortuna, aggiungo io – di visitare paesi di un così vasto continente.
Parlando con Lei ho osservato che anche se ASIA è una parola composta da sole quattro lettere, racchiude in sé un universo immenso, variegato e composito.
L’umanità che respiri visitando i luoghi è lontana dal vivere del nostro mondo occidentale, non etichettabile in migliore o peggiore come frettolosamente noi preferiamo classificare, ma semplicemente profondamente diversa.
Un viaggio in qualunque angolo dell’Asia ti consente di staccare la spina da un quotidiano ripetitivo, fissato in orari, scadenze, con preconcetti che vincolano in un mondo spesso preordinato, che si muove entro schemi scarsamente inclusivi.
Girare per le vie dell’Asia è come partecipare automaticamente alla realtà che vivi nel momento, perché gli odori, i rumori, i silenzi, le voci avvolgono e ti accolgono includendoci nel contesto.
L’India, ad esempio, è si shoccante per l’impatto violento che procura, ma dopo qualche giorno ti abitui e quella che appariva come disperazione in alcuni volti vedi che rientra nella normalità di quel contesto. Non intendo con ciò dire che riaffiora il cinismo dell’essere umano (peculiare nell’occidentale), ma che assembli ogni cosa in tutte le realtà del puzzle, ove ogni piccola tessera riesce ad avere una sua collocazione.
Paradossalmente la disperazione di non riuscire a rimediare un pranzo non la trovi in nessun volto. Si è più semplicemente di fronte a civiltà diverse, improntate su culture differenti, anch’esse secolari, sedimentatesi nel tempo. Per descrivere il volume intitolato “La mia Asia” rimangono esaustive le parole con le quali Silvana ha accompagnato il graditissimo regalo e che integralmente riporto.

“La selezione, la sequenza e la stesura finale di questo lavoro sono state realizzate durante il Lockdown 20 21. Le malcelate reazioni di molte persone contro un pericolo ‘proveniente dall’Est, da abominevoli abitudini alimentari e di vita, ecc.’ hanno suscitato in me il desiderio di mostrare come, mettendo in viaggio l’anima e non solo il corpo, si è capaci di riconoscere in Asia una umanità splendida, ricca di valori e di spiritualità, di attenzione e rispetto verso l’Altro e la natura. Penso che sentirsi parte delle culture che hanno molto da insegnare sul senso dell’esistere, capirne le abitudini, i modi di vivere nel passato e nel presente, ma anche le aspirazioni per il futuro, non possono che migliorare la convivenza di tutti in questa terra.”

Non può aggiungersi altro alle parole di Silvana che, oltre a fotografare concettualmente l’argomento, sottolineano l’assoluta attualità delle questioni. Anche riguardo all’ambiente. In questo caso non si è di fronte al solito “bla, bla, bla” denunciato come guanto di sfida da Greta Thumberg ai Grandi della Terra, ma a un’operazione editoriale che rappresenta delle realtà altre, a noi spesso molto lontane, ma che dovrebbero indurci a frenare un po’ per meglio riflettere su esistenzialismo a tutto tondo (inteso anche come una volontà comune e politica di tolleranza per la sopravvivenza).
Il libro, ottimamente confezionato e patrocinato dall’ACAF di Catania, come spesso accade in fotografia è autoprodotto da Silvana Licciardello. Mi ritengo di essere fra i fortunati a possederne una copia con tanto di dedica.

Buona luce a tutti!

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