"Nient'altro che il cuore" (galleggiando sul Lago Trasimeno) di Antonio Lorenzini

Dei lavori che mi ha a suo tempo trasmesso Antonio, al fine di conoscere un mio punto di vista, me ne era rimasto sospeso uno. Il titolo attribuito al portfolio era: “Nient'altro che il cuore" al quale ho aggiunto io (galleggiando sul Lago Trasimeno).
Rappresenta uno di quei lavori, che per la loro tipologia a me risultano complessi e nebulosi. Di quelle proposte che sono molto chiare ed evidenti all’autore, per quanto vorrebbe palesare, ma non lo stesso potrà spesso risultare in chi le osserva.
A mio parere, infatti, è uno di quei racconti accennati, tracciati per grandi linee, che lasciano intravvedere scorci di travagli interiori, complessi insiti in chi propone.
Le scelte estetiche, come spesso accade anche per altri autori del genere - e anche in questo caso - appaiono velate, accennate, allusive, grigie, oniriche in un dormiveglia confuso.
Leggerne il racconto è come assumere un ruolo in psicanalisi, per cercare di discernere le volontà esplicite e inconsce che si mescolano in una voglia di dire e non dire.
Come se l’autore, steso nel suo lettino, proiettasse delle immagini di se: costruendoci un suo portfolio fotografico.
Difficile e delicata risulta, quindi, ogni osservazione che volesse andare oltre il dovuto, perché si potrebbe anche rischiare di sfiorare fili elettrici non adeguatamente isolati, rimasti ancora scoperti.
Ciò, anche se il sospetto è che il fotografo volesse indurre qualcuno ad entrare nella sua costruzione, per aiutare a fare ordine, nel disordine introspettivo, a cui è peraltro – e da tempo – abituato.
Qualunque lettura improntata alla prudenza potrà in ogni caso tornare utile, in quanto risulterebbe di per sé gratificante, anche per la semplice attenzione prestata alla narrazione. Non occorre dilungarsi oltre sui significati della specifica operazione proposta che, senz’alcun dubbio, utilizza canoni comunicativi che per molti aspetti appaiono abbastanza simbolici ed eloquenti.
Di certo questo è un ambito che si muove nel campo della fotografia terapeutica e occorre saper valutare e soppesare l'uso dei giusti termini in questi casi. Del resto le forme terapeutiche sono molto più comuni di quanto si pensi in ogni manifestazione creativa dell'individuo, più o meno evidenti a seconda del mezzo espressivo usato.
Il lavoro di Antonio di per sé risulta, a mio modo di vedere, abbastanza armonioso nella successione delle immagini e nelle gradazioni di grigi, sfocati e mossi. La sua storia adombra eventi, personaggi, esperienze miscelate in nebbie senza tempo.
Ancora una volta, con la sua fotografia, Lorenzini è riuscito a esprimere molto bene le sue impressioni e sensazioni, che mantiene proprie come tracce nel vivere certi suoi momenti.
La forza comunicativa dell’arte, anche fotografica, sta anche in questo. Ciascuno potrà poi cogliere gli elementi secondo le proprie attitudini e, in ogni caso, leggerà come meglio sarà portato a credere.

Buona luce a tutti!

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