Battaglia-Lamborghini, sembrerebbe quasi il titolo di una competizione sportiva.

Personalmente non mi sono mai ritrovato fra quelli che sostengono che dall’esperienza Covid ne usciremo tutti migliori. Quanto accaduto nell’operazione Lamborghini-Battaglia costituisce una prova a favore della mia tesi e per tanti aspetti.

Da tempo, sono in molti coloro che si appostano per muoversi a branchi nell'attaccare sui social - forse taluni pure inconsciamente - le vittime che ritengono in quel momento deboli; l’operazione mediatica nei confronti di Letizia Battaglia ne ha costituito purtroppo un emblematico esempio.

In genere nella vita si possono non condividere scelte, che comunque rimangono di esclusiva pertinenza di chi le attua. Ciò è ancor più legittimo in campo artistico quando il proprio pensiero risponde a punti di vista personali, che potrebbero pure apparire non condivisibili, ma che non comportano approvazioni di alcuno.

La questione in argomento presenta diverse sfaccettature e, assodato che non lede interessi privati di alcuno e tantomeno sia irrispettosa di leggi, in nessun caso legittima aggressioni mediatiche denigratorie, che costituiscono solo delle poco eleganti espressioni di parte.

L’accordo con la Lamborghini era un rapporto privato fra due contraenti. Qualunque scelta artistica se concordata competeva al fotografo che la andava a realizzare. L’utilizzo degli ambienti cittadini non è di certo un abuso. Il coinvolgimento di minorenni in una campagna pubblicitaria non rappresentava certo una novità. L’indignazione del Sindaco (tirato forse per la giacca in modo improprio da qualcuno) appare però esagerato ed alquanto avventato.

Allora dove sarebbe il vero problema? Una serie di pseudo fotografi criticanti? Opinionisti che si muovono in funzione di inclinazioni o antipatie? Soggetti lungimiranti, interessati a subentrare magari in una realtà culturale di primo piano che vorrebbero gestire per interessi propri?

Ma non voglio entrare nel merito del problema o quello supposto come tale che credo esuli rispetto a quanto è successo.

La questione più importante è stata, infatti, l’aggressione sconsiderata e la mancanza di rispetto verso un’artista matura, riconosciuta a livello internazionale, che dovrebbe rappresentate un fiore all’occhiello per l’intera Sicilia almeno.

Michele Smargiassi, su Repubblica, in un suo articolo ha evidenziato molto bene i rischi conseguenti a una reazione manifestata a caldo dalla Letizia. Quella cioè di volere abbandonare il Centro Internazionale di Fotografia e, ancor di più, la scarsa riconoscenza palesata (per non usare altri termini più consoni alla situazione) nei confronti di un personaggio da sempre impegnato nel sociale; pur considerando tutti gli aspetti caratteriali specifici che la raccontano e che, differenziati, sono presenti in ogni persona.

Mi auguro e auspico intanto un chiarimento diretto fra Letizia Battaglia e Leoluca Orlando; estromettendo nel caso gli eventuali esperti consiglieri che hanno fin qui mal consigliato.

Sono convinto della buona fede del Sindaco e certo che un eventuale abbandono del gioiellino creato ai Cantieri Culturali alla Zisa, specie in questi termini, potrebbe costituite solo un colpo mortale per un centro espositivo che si pone, se non come il più importante, uno dei punti culturali più ambito nell'intero meridione.

Sulle mostre di Kudelka, Zecchin, Bongiorno, l’esposizione stabile di fotografie del L’Ora e per tanti altri eventi ancora, si deve tutto a Letizia Battaglia.

Non riesco a immaginare chi potrebbe oggi prenderne il posto, assicurando l’autorevole indipendenza culturale che necessita tale ruolo e che la Battaglia ha di certo e che ha sempre dimostrato.

Mi auguro, quindi, alla fine del lockdown, di ritrovare la solita Letizia seduta al suo solito posto ... a fumare la sua immancabile sigaretta e di vedere anche esposte sulle pareti del Centro le foto dell’ennesimo artista affermato, sceso a Palermo grazie anche al suo richiamo.

  

Buona luce a tutti!

 

© Essec

 

 

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