Il coraggio di cambiare, per chi ha paura e sceglie di vivere di rendita, campando sugli allori, rimanendo fermo.

Cambiamenti nel lavoro e nella vita presuppongono la presenza di opportunità si ma anche il coraggio di saper decidere.
Di contro, spesso continuare secondo schemi omologati - che rappresentano talvolta routine stantie e insoddisfacenti - presuppone una certa stanchezza e rassegnazione che contempla orizzonti dove il sole tramonta e risorge dietro una coltre di nuvole grigie.
Capita talvolta di essere però obbligati e accadono traumi, ma nella maggior parte dei casi o quasi sempre, torna una quiete dopo la tempesta e, se non si è stati definitivamente travolti, può accadere di rinascere a nuova vita e di sorprendersi a vivere una realtà diversa.
Chi ha l’animo d’artista ha il moto dentro e vive la sua irrequietezza di continua ricerca come un respiro.
La sperimentazione è l’ossigeno della creatività, quindi rieseguire/ripetere i propri successi rappresenta di certo una gratificazione, ma pure un soddisfacimento che alla lunga può procurare anche noia.
Variegare la propria attività intellettuale peraltro alimenta ogni miscela che raffina gli stili.
Discipline diverse e differenti pratiche perseguite arricchiscono quelle cognizioni e quelle tecniche che consentono di elevare sempre più i contenuti, di generare prodotti complessi e sempre più completi.
Suscita rabbia, più che compassione, quindi, vedere coloro che volutamente restano immobili a guardare, non per ammirare altre opere meritevoli di interessanti nuovi autori ma a contemplare e rivedere il frutto da loro stessi prodotto; soggetti che si mettono a vivere di rendita fermando il tempo come un punto d’arrivo, senza più ricercare ed evolversi, imponendosi magari nuovi traguardi.
Al riguardo torna alla mente la storia di Narciso che, contemplando in una fonte la sua bellezza, restò incantato dalla sua immagine riflessa, innamorandosi perdutamente di se stesso. Solo dopo si accorse che l'immagine riflessa era la sua e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell'amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente.
Nei primi anni di vita ciascuno di noi ha trovato difficoltoso iniziare a scrivere, poi con l’età, progredendo negli studi, il messaggio epistolare è diventato per tutti una forma centrale per esprimersi e continuando negli anni le nostre composizioni si sono sempre più evolute. In tutto questo di fondamentale aiuto sono state le letture.
E’ pure risaputo come riletture di una stessa opera - se sono effettuate in età diverse - mettono in luce aspetti differenti, fanno intravedere contenuti secondo tutto quello che il nostro bagaglio culturale personale ha intanto accumulato. Ciò vale anche per il messaggio che ha voluto dare nel suo tempo creativo l’autore.
Quindi, è certo che, fatta eccezione per i capolavori frutto di particolari momenti creativi felici, in ogni forma d’arte si manifestano costantemente le stesse caratteristiche.
L’autore crea con il suo bagaglio del tempo e fissa un’opera, qualunque essa sia. Il fruitore ha modo di leggerla, nell’immediato e nel tempo, con la sensibilità che vive e la cultura di cui al momento dispone. Seguendo questa regola osservo come, in genere, i maggiori capolavori letterari risultano scritti da autori più maturi e non solo per età.
In tutto quanto detto non sfugge di certo la fotografia.
Per concludere, voglio ora disquisire sul mio recente diletto che mi vede scattare fotografie non con la reflex ma con la penna; scrivendo a mio modo su diversi aspetti della fotografia, su come la vivo, sull’interesse che mi suscita, magari svolazzandoci un po’ sopra con mano leggera.
Chiudo citando quanto dettomi l’altro giorno da un amico: “trovo piacevoli i tuoi articoli e li leggo volentieri, perché tu scrivi come parli”. Non so in verità quale fosse effettivamente il suo reale messaggio. Io, ho subito condiviso quel suo parere che, effettivamente, corrispondeva al vero e ne sono rimasto contento. Aggiungo pure che l’ho preso come un complimento.
A stretto giro di posta mi ha precisato questo: “Era un complimento! Si chiama stile discorsivo e si contrappone al linguaggio accademico. Esprime opinioni interessanti in modo facilmente comprensibile. Ma bisogna sempre fare attenzione alle regole grammaticali...”. Sarà!

Buona luce a tutti!
© Essec
 
 

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