Fotografia: Concorsi a premi, onorificenze e corsie privilegiate

Uno degli intenti dei concorsi è quello di creare i presupposti affinchè chi nutre una passione abbia la possibilità di soppesare la valenza delle sue produzioni; il principio vale anche per la fotografia e in concorsi patrocinati da strutture riconosciute, la partecipazione generalmente assicura una competizione paritaria con altri appassionati del settore.

La spinta al confronto nasce generalmente quando si produce con frequenza e magari sulle proprie opere si incassano dei commenti positivi attendibili che invogliano a superare i confini del quotidiano che ci circonda.

Arriva un momento in cui si sente la necessità di sottoporsi ad esami più probanti e si comincia, forti dell’anonimato, con il partecipare ad eventi ricreativi per poi ascendere a livelli sempre maggiori, specie nel caso in cui dei positivi riscontri confortano la passione.

Nel ricercare concorsi sempre più competitivi si avvia un processo di crescita che sottopone ciascun fotoamatore ad esami continui e sempre più impegnativi. Nei concorsi, si vedono aumentare il numero di concorrenti di qualità e ci si sottopone a valutazioni di giudici sempre più esigenti e selettivi.

Chi ha una passione comunque non demorde, neanche di fronte a risultati non conformi alle aspettative, anzi, assaporata l’adrenalina insiste ed è questo che porta ad una crescita a prescindere dagli eventuali premi intanto conseguiti.

Del resto, tanti concorsi eterogenei ricercano e propongono tematiche rinnovate che concedono a tutti sempre più occasioni di nuovi traguardi.

In ogni competizione con patrocinio tutti i partecipanti partono alla pari ed occorrerà sempre impegnarsi per ottenere un qualunque riconoscimento.

Se si ha voglia di migliorare, l’attenta osservazione delle fotografie altrui indurrà a considerare quanto da noi prodotto fotograficamente, nell’occasione e nel tempo.

Di certo l’opportunità di poter visionare proprie immagini ammesse offre sempre a tutti occasioni di riflessioni che, al di là delle penalizzazioni eventualmente patite, inducono a valutare le opere presentate dagli altri ed i loro racconti.

Superati i primi esperimenti incentrati a copiare/emulare in qualche modo i grandi autori, ciascuno finisce con l’esprimersi secondo il proprio modo d’essere e propone chiavi di lettura personali che ben presto costituiranno connotati riconoscibili.

A prescindere dal background personale, le sperimentazioni di ognuno approderanno a un qualcosa e, ad un certo punto, ciascuno dovrà prendere atto ed eventualmente accontentarsi del livello raggiunto, del proprio status vero. Gli appassionati siamo tanti e diversi e di questo ce ne dobbiamo fare una ragione. Se non si nasce con originali costanti capacità creative, sappiamo pure che possiamo ben vivere accomunandoci al folto gruppo dei buoni ascoltatori/lettori fruitori.

In ogni caso, non occorrerà mai alimentare invidia verso i pochi fortunati intanto diventati punti di riferimento; consapevoli del fatto che eventuali nostre chiavi di lettura e/o critiche costruttive - che prenderanno spunto dalle loro opere - potranno sempre risultare utili per discussioni/confronti atti a stimolare anche la nostra crescita, con nuove prospettive e potenziali nostre visioni.

Per questo, fra gli obiettivi delle associazioni e circoli d’arte, dovrebbe anche esserci l’obbligo di una moderna  gestione di archivi d’immagini conferite dai soci. Le fotografie raccolte, adeguatamente selezionate ed articolate, potrebbero ben rappresentare una valida vetrina web e un traguardo permanente cui ambire, accessibile a tutti. Costituirebbe, altresì, uno strumento didattico pubblico insostituibile per la visibilità delle produzioni dell’associazione. Inoltre, opere di fotoamatori non propensi ad esporre o partecipare ad eventi e concorsi non rimarrebbero così aprioristicamente esclusi dal ghota dei migliori. In questo le gallerie web, che proporrebbero la visione delle produzioni dell’intera comunità nel tempo, potranno aiutare a far riconoscere coloro che sono in grado di confermare potenzialità con dei validi portfolio.

Ulteriori selezioni potranno sempre continuare a trovare utilizzi negli omologati strumenti più onerosi, quali gli annuari o le monografie, per alimentare bibliografie periodiche o specifiche raccolte tematiche.

Regola di base rimane quella che vede nei processi selettivi gli strumenti indispensabili per un naturale innalzamento di livello, mentre eventuali scorciatoie possono essere concesse solo a pochi.

Per quanto ovvio, dobbiamo essere anche consci che giudici e commissioni decreteranno comunque e sempre giudizi soggettivi e occasionali, correlati e limitati alle opere presentate negli specifici contesti.

Al riguardo, in certi casi, attestazioni precoci potrebbero ingenerare equivoci e ingannare quegli stessi premiati che non hanno ultimato un proficuo processo formativo di crescita, nel farli sentire arrivati, anzitempo e senza adeguate verifiche.

In queste occasioni, quanto potrà realmente appagare un risultato che è frutto o è agevolato da oggettività/opportunità estranee? Magari, un traguardo così raggiunto, potrà lusingare l’interessato ma certamente ben presto risulterà effimero e solo.

Non esistono lauree ad honorem in fotografia e nell’eventualità, qualora se ne presentasse il caso o ce ne fosse una ragione, non se ne capirebbe lo scopo.

© Essec 
 
 

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