E ricordati che il tempo vola. E noi no



Mi capita spesso che, mentre cerco di esprimere un pensiero composito, arriva in aiuto la lettura di un qualcosa scritto da soggetti genialoidi che riescono a condensare concetti semplici e complessi in un tutt’uno.
Mi è accaduto anche oggi leggendo un post su Alessandro Bergonzoni pubblicato su Facebook e che ho pure condiviso.
“E la madre gli disse: Non essere ingenuo, non credere a tutto quello che ti dicono; sappi che il miglio non è l’unità di misura dei canarini, che i malati di mente vanno pazzi per certe caramelle, che Pino Daniele è il nome proprio di un albero e che fa diesis non è musica ma matematica, e cioè la somma di cinques più cinques! Abbi fiducia in te stesso! Applicati ma non inchiodarti.
E ricordati che il tempo vola. E noi no.
Ma il peggio sarebbe se noi volassimo e il tempo no.
Il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi”.
Senza voler risultare minimamente irriguardoso con le lezioni dell’amico Giancarlo, credo che le considerazioni ambigue e contemporaneamente esilaranti di Bergonzoni possono in qualche modo calzare con quanto mi accingo a scrivere.
La seconda parte del corso di formazione per aspiranti giudici di concorsi fotografici (Seminario si 2° livello Master sulla lettura e valutazione della foto singola) costituiva un approfondimento dei criteri sottostanti all’esame valutativo degli elementi che caratterizzano immagini in competizione.
La tornata formativa del primo corso (Lettura e valutazione dell’immagine singola), seguendo un tracciato sperimentato da Sergio Magni, si soffermava essenzialmente sulla valutazione interna ed esterna delle fotografie, con una particolare attenzione rivolta a criteri oggettivi, inerenti soprattutto agli aspetti tecnici insiti nelle immagini.
Questa seconda parte, invece, veniva a mettere in campo ulteriori criteri innovativi tendenti a valutare con maggiori elementi di analisi il significato delle immagini; soffermandosi sui vari aspetti, secondo una visione più moderna, che andava anche a recepire nuovi elementi emersi attraverso tanti criteri di lettura lungamente sperimentati, codificati e riconosciuti.
Entrambe le dispense distribuite ai corsisti nei due seminari, già costituivano una sintesi schematica dei percorsi logici da perseguire, raccogliendo e organizzando i metodi teorico-valutativi da applicare seguendo degli step sequenziali e progressivi.
Le piene coincidenze nelle prove pratiche con i criteri teorizzati, attuate a conclusione di entrambi i seminari, hanno, peraltro, portato a certificare la bontà dei metodi e la valenza di entrambi i corsi.
Nella sessione che mi ha visto coinvolto, alla chiusura del secondo corso, peraltro, una strana coincidenza portò pure a combinare le foto secondo i desiderata dei singoli corsisti. È accaduto, infatti, che le letture delle tre foto sorteggiate ad altrettante coppie casuali mettessero insieme punti di vista similari, mentre quelle delle restanti sette foto - assegnate ai rimanenti lettori - determinassero sostanzialmente risultati calzanti con la sostanziale concettualizzazione di quanto era stato appreso.
Per quanto ovvio nella fotografia, tutte quante le letture rispecchiavano, evidenziandole, le caratteristiche individuali dei singoli; in più, interventi degli altri presenti riuscivano pure ad ampliare il raggio, stimolando anche punti di vista difformi, sempre validamente argomentati attraverso analisi indotte dai contenuti del corso.
Il tutto si è svolto attraverso discussioni pacate e, nel caso, abilmente orientate e mediate dal docente.
Del resto lo schema finale proposto agli aspiranti giurati, articolato secondo un percorso logico settoriale, tendeva a mettere in luce “le abilità di lettura e comprensione delle immagini, passando attraverso un percorso basato su una serie di competenze relative alla decodificazione in ambito: tecnico, semantico, grammaticale, pragmatico”; costituiva, cioè, la sintesi pratica di tutti i concetti esplicitati nel Master.
Ho potuto osservare ancora una volta che la passione comune per la fotografia è certamente prevalsa, lasciando anche ampio spazio all’aspetto ludico sempre costruttivo che torna utile mantenere.
In nessun caso sono emersi pareri assolutistici e anche i tanti “secondo me” possibilisti hanno offerto spiragli per letture e giudizi contrapposti, ma sempre coerenti con le logiche apprese.
Il corso è quindi stato, ancora una volta, con l'attenta docenza Torresani, una palestra utile a praticare fattivamente il confronto e la tolleranza, consentendo anche la possibile coabitazione di opinioni diverse, senza che nessuno avanzasse alcuna pretesa di voler affermare l’assolutezza del proprio verbo, in una dialettica basata su competenze, elastica e scevra da preconcetti.
È auspicabile che questa ennesima operazione divulgativa “Torresani”, ulteriore tappa di un composito suo percorso didattico curato con passione, possa anche trovare sbocco in una operazione editoriale che tornerebbe utile a tutti gli appassionati di fotografia e, più in generale, agli amanti delle arti visive.
Condividendo sostanzialmente il contenuto di questo scritto, Giancarlo Torresani mi suggerisce anche di aggiungere delle sue considerazioni. Ovvero “l’urgenza culturale (spesso disattesa) della comunicazione visiva nell’ambito scolastico, a mio avviso orfano di quel rinnovamento che spesso viene conclamato e che alla fine non va oltre certe dichiarazione di buone intenzioni; nonostante il dilagare dell’importanza dei messaggi che quotidianamente e costantemente riceviamo, e trasmettiamo, tramite le immagini. Le conseguenze tutt’altro che marginali, di questa latitanza, andrebbero prese in debita considerazione a partire dalla scuola e non solo dal “volontariato” di chi crede in queste cose; se così accadesse (forse) si potrebbe ridurre quel divario che separa la comunicazione visiva tra l’interno e l'esterno del campo scolastico contribuendo alla crescita della necessaria esperienza formativa nell’ambito della comunicazione visiva la cui mancanza è spesso origine di incomprensioni e fraintendimenti.”
Come si può non essere d’accordo con chi la didattica l’ha lungamente praticata come professione e in modo pieno ed impegnato?

Buona luce a tutti!

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