Dentro l’eco dei nostri passi.

Dentro l’eco dei nostri passi, Edizioni Nèon 2020.

Con gran fatica questo libro fotografico autoprodotto, che raccoglie immagini di Eletta Massimino e Salvo Cuscunà, ricamate con raffinate e dosate parole di Pippo Pappalardo, è riuscito ad approdare al mio domicilio.

Le Poste Italiane, direbbe qualcuno, non sono più quelle di una volta. Nel caso, il pacchetto, ha ripetuto per ben due volte il tragitto Catania-Palermo a causa di un cavillo facilmente risolvibile.

Ora viene il bello.

L’azzardo è quello di voler scrivere una propria impressione su un libro confezionato anche da un critico fotografico di chiara fama, che ha scritto di tutto e su tutti con brillantezza e sagacia.

Ma nella vita la presunzione è spesso temeraria ed è pertanto grande il rischio che si corre, quello di andare fuori strada, rispetto alle intenzioni degli autori.

Nonostante conscio dei pericoli continuo, per dire quanto mi accingo a scrivere, dal mio piccolo punto di osservazione.

Vado, quindi.

L’operazione letteraria, perché le foto che compongono il volume sono ampie pagine di scrittura, appare ottimamente riuscita.

Sfogliando le pagine, Eletta cammina, spazia, si solleva, ricade, ricerca orizzonti, lasciando tracce evidenti del suo percorso.

Salvo, invece, si muove con rirerbo, si sofferma, incuriosito dalle forme che legge; coglie figure e particolari di materie modellate nel tempo, sviluppate dalle crescite e dalle decomposizioni.

Pippo esamina e con maestria, ricuce e incrocia i due mondi che si parlano e si completano specularmente. Anche le sue sono senza alcun dubbio fotografie, di parole però. I suoi chiaroscuri introducono ad altri argomenti, alludono ad aspetti che con tanti esempi evidenziano la continuità dei tanti pensieri accennati, allusi. Basta seguire le tracce e ogni scenario racconta di un qualcosa forse già detto da qualcun altro, prima. Ogni osservatore, instradato dal testo, leggerà poi un qualcosa che sarà ancora diverso rispetto al racconto combinato dei tre autori.

L’onirico, come per i cartoni animati, consente di mescolare le scene e di proporre anche l’inverosimile. La miscellanea delle parti è buona per amalgamare i tanti messaggi e permette pure che si realizzino cose irreali con l’aiuto della mente: in alcuni casi riusciamo a volare, in altri ci si avventura negli abissi, con apnee assurde, in altri ancora ci blocchiamo come ipnotizzati nel cogliere forme e figure catturate dall’occhio del nostro inconscio.

Nello stato soporifero tutto è possibile, non vigono certezze, delle regole gravitazionali, delle logiche fisiche, non esiste vincolo alcuno.

Vediamo, immaginiamo, crediamo di vedere e le fantasie si scatenano in un continuo crescendo.

Al termine del racconto, l’uomo rappresentato nelle due foto finali, si confonde nel suo camminare in un mosso sfocato e, in ultimo, lo si vede seduto a meditare.

Forse per rielaborare il sogno narratogli nelle pagine precedenti o sta già immaginando di iniziare una nuova ricerca in un percorso alternativo. Forse è solo seduto a pensare sul suo stato più intimo, sul suo tempo, sugli anni, sul luogo; lasciando che, chi lo vede da lontano, si faccia una propria opinione.

Nello scorrere delle pagine vedi rappresentate immagini reali che descrivono la natura, osservata in tante maniere e ripresa da tanti angoli visuali, e ti accorgi che i tre autori si ritrovano e si completano a vicenda, narrando un unico romanzo.

Panoramiche e dettagli sono illuminati con attenzione. Ciascun osservatore, soffermandosi a leggerli, filtrerà poi il tutto con gli spazi indefiniti della fantasia; per scoprire come in fondo sono tante le tracce dell'arte che ci circondano, senza che spesso ne abbiamo coscienza.

Dentro l’eco dei nostri passi è un'operazione culturale raffinata, completa e intensa che si propone felicemente nel panorama editoriale e che merita successo.

Buona luce a tutti!

 

© Essec

 

 

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