La storia siamo noi, scrisse il poeta

Nel modo artistico sono tanti e diversi i punti di vista. Ciascuno porta avanti le proprie tesi e teorie con convinzione.
Molti anche coloro che sono sempre tentati di imbrigliare la creatività secondo regole e categorie. 
Sono spesso quelli che necessitano di dover catalogare tutto, ad ogni costo, per individuare magari i dettagli di stile e poi incasellare secondo schemi definiti.
Se proviamo un pò a riflettere, ci accorgiamo però che - nelle opere artistiche importanti - non è l’occhio critico che osserva a giudicare ma è l’opera esposta quella che governa veramente. Il prodotto artistico comunica, attirando a sè lo sguardo, la mente e per aspetti diversi.
Tutti abbiamo sperimentato in musei, mostre, eventi vari, il richiamo che provoca in noi l’opera di un artista con la A maiuscola, qualunque sia la disciplina o il genere che esso rappresenta.
In fotografia sono anche tanti quelli che si dilettano alla ricerca del particolare; che si concentrano a trovare dettagli, magari, per poi solo confutare verità apparenti o mettere in dubbio la validità di messaggi noti, in ogni caso riusciti.
Talvolta raggiungono il loro obiettivo e riescono pure a svelare falsi storici, a mettere in luce fotografie famose abilmente manipolate, prodotte attraverso sapienti tagli riduttivi, forse utili allo scopo di trasmettere un messaggio diretto. Spesso solo a corrispondere a necessità contingenti o volte a soddisfare appieno a quanto è stato loro richiesto.
La mia idea, al riguardo è assai tollerante. Non m’interessa molto smascherare il falso nascosto se il prodotto finale è risultato coerente allo scopo.
Qualcuno non sarà d'accordo, ma la fotografia non deve costituire necessariamente solo un documento probante, puro e fedele, potrà anche essere un mezzo interpretativo in un qualsivoglia racconto.
Accetto, quindi, qualunque foto artefatta volta a generare un messaggio voluto, ancor di più se indirizzato a suscitare un’emozione.
Ai miei occhi, pertanto, avrebbe poca rilevanza un’eventuale critica superficiale per un taglio azzardato, per l'esclusione arbitraria di una parte di fotogramma. Considererei il tutto come una scelta uguale a quelle che si sono sempre praticate in camera oscura, lavorando su un negativo che nello scatto originale rappresentava talvolta una visuale più ampia e ridondante.
In un’immagine d'azione, ad esempio, non dovrebbe di per sé scandalizzare un mosso accentuato, la mancanza di dettagli nelle figure, di ciò che si è portati a immaginare ma che rimane esplicitamente escluso dall'inquadratura, un dimenticare la regola dei terzi, una errata impostazione che trascuri le vie di fuga.
Un piede tagliato, una testa che non c’è, un orizzonte storto, un formato verticale anche sbilenco, oppure l'elemento aggiuntivo che non può costituire disturbo ma che nel tempo daterà il periodo e testimonierà ricordi di oggetti o cose tipiche di un'epoca.
Come in ogni campo, che sa di umano, anche l'arte fotografica ha però le sue religioni e tanti adepti. I suoi puristi, i suoi protestanti, gli eretici e i miscredenti.
Pertanto, come sempre si usa dire in questi casi, non c'è nulla di nuovo sotto il sole: ognuno se la canta e se la suona come più gli aggrada.
Evoluzioni e involuzioni permangono costanti e si alternano nelle tante curve che caratterizzano la continuità dell'esistenza.
Caratteristica dell'arte in generale è infine quella che pone agli antipodi - come posizionamento temporale - autore e fruitore finale, con in mezzo l'opera prodotta. L'autore si espone e dice la sua; l'opera prodotta rimane neutra in attesa che il critico muova una sua considerazione e non sempre coincide con le intenzioni dell'artista. La critica, peraltro, è quasi sempre presuntuosa, perchè nel suo argomentare l'esperto d'arte non pronuncia quasi mai il "forse" ma afferma sempre: "l'autore vuole o voleva dire", anche se con lo stesso non ha mai avuto un confronto.
L'attento amico che mi legge spesso in anteprima osserva che  l’unico criterio di valutazione di un’opera d’arte è l’impatto emotivo che essa provoca; d’altronde, precisa anche, che come dice il filosofo, “l’arte è la produzione del bello”.
Tante individualità o gruppi si accompagnano, quindi, nel tempo; s’incrociano, s’aggregano, si scindono, si scontrano, in una dialettica continua e spesso inconciliabile.
Per formare scuole di pensiero diverse e variegate che si confrontano, mentre  intanto si scrivono e si girano delle pagine nuove.

 © Essec

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