Giancarlo Torresani

Nel panorama dei bravi divulgatori dell’arte fotografica si annovera certamente il prof. Giancarlo Torresani.
Già docente Fiaf, Direttore del DAC (Dipartimento Attività Culturali) prima, del DiD poi (Dipartimento Didattica) della stessa, con le sue performance intrattiene il suo pubblico leggendo fotografia e, “magheggiandoci” talvolta un po’ sopra, riesce a raccontare con efficacia e maestria i molteplici retroscena di tante opere note.
Oltre la lettura delle immagini, un altro campo, che costituisce un suo cavallo battaglia, è la progettazione-realizzazione di portfolio fotografico nonchè la sua lettura.
Intanto mi piace da subito riportare la sua definizione di “portfolio” in fotografia. 

”Si può intendere per PORTFOLIO un nucleo narrativo di immagini finalizzate ad esprimere un’idea centrale. I soggetti delle singole foto (il “cosa”) e il “modo” scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare le immagini in sequenza - utilizzando il valore espressivo degli accostamenti (il “come”) - devono essere in grado di comunicare con logica e chiarezza l’idea scelta dall’autore, e cioè il significato del portfolio (il “perché”). I “significati” possono spaziare in molte direzioni: documentaria - narrativa tematica o artistica - creativa - concettuale e altre ancora”. Cerco di spiegare le parole "nucleo narrativo". Le situazioni presentate in una importante mostra fotografica, in un romanzo o in un film, sono suddivise in capitoli, in singoli episodi aventi una struttura autonoma. Io intendo per "nucleo narrativo" proprio un episodio "singolarmente e contestualmente narrabile", e vedo il portfolio come un'opera essenzialmente costruita attorno a un solo nucleo narrativo. Il ragionamento - in realtà - è più complesso e si presta anche ad altre conclusioni; ma l'idea base è valida e può servire come riferimento. L'espressività, in un portfolio, nasce essenzialmente dall'accostamento delle foto. E' il sapiente "accostamento" che finalizza, riassume e amplia in un'unica idea-significato, la successione dei significati delle singole immagini.” 

Insomma stiamo parlando di una branca dell’arte visiva che, partendo da fotografie singole, scrive un racconto con le immagini, assemblate secondo una sequenza e una logica pensata dall’autore.
Se ci riflettiamo bene si tratta  della solita sfida che si ripete.
In questo caso non si sta parlando di una singola immagine che deve contenere tantissimi segnali e inviare chiari messaggi, ma una serie di foto che – anche se prese singolarmente non raggiungono tutte l’eccellenza – nell’insieme del racconto riempiono i tasselli di un puzzle che completano la narrazione. Come spesso ci ricorda “il portfolio può essere paragonato ad una frase fatta con le immagini”. 
Al riguardo mi piace raccontare l’appuntamento di Palermo nel corso del quale fummo tutti chiamati a raccontare qualcosa, secondo un tema, attraverso dieci immagini.
Fu un raduno di fotoamatori curiosi, accorsi in massa; la sua maestria fu quella di riuscire a manipolare le dieci immagini proposte e dimostrò in diretta come, coinvolgendo l’autore proponente e riducendo le immagini originarie a sei, potesse essere migliorata l’efficacia del racconto originario o, in taluni casi, reinventarne uno completamente nuovo.
Un’operazione del tipo “caramba che sorpresa” …….. che risultò a tutti molto utile per capire il senso di questa singolare pratica espositiva e le possibili diverse modalità percorribili per il raggiungimento del suo scopo.
Io Giancarlo avevo avuto modo di conoscerlo in altre occasioni, durante letture di fotografie singole, in lectio-magistralis programmate nei congressi, in altre letture di portfolio effettuate nell’ambito di associazioni e altro ancora.
Ho avuto anche la fortuna di partecipare ed essere accomunato a lui in passeggiate con altri amici e di vedere il suo entusiasmo nel fotografare all’opera, con la sua macchina fotografica, perché lui, con la sua macchinetta al collo, posso garantire che si diverte ancora e molto.

Buona luce a tutti! 

© Essec

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