“Predicare bene e razzolare male”

Un vizio diffuso nell’uomo rimane sempre quello di criticare spesso senza costrutto.

Ogni osservazione è ammissibile, da ascoltare, nel caso da accettare ma non per questo può legittimare denigrazioni o scherno a chi valuti “avverso”.

Si può condividere o no una riflessione, un parere, un diverso punto di vista, ma ciò non può coesistere con allargamenti e disquisizioni preconcette.

La coerenza deve essere alla base di ogni posizione, non può mai mutare solo per convenienza.

Mi sovviene un racconto:

C’era una volta un cavaliere senza ombre che amava disquisire su tutto. La cosa che però più prediligeva era quella di fare la morale ai suoi sudditi e, in forza di ciò, non finiva mai di impartire dogmi di purezza. Mai avanzare suppliche o richiedere partigianerie, mai sottomettersi a adulazioni ingannevoli, mantenersi integri è fondamento di coerenza. Ma venne un giorno che il cavaliere dal cavallo bianco venne a esibirsi in un rodeo pubblico dove, più che il coraggio e la destrezza, contavano i consensi popolani …… Nell’agone della fiera per lui si metteva male ….. allora, dimenticando le lezioni predicate, si scatenò a richiedere consensi anche agli sconosciuti. Racimolò ben presto centinaia di voti ….. non so che posizione ebbe alla fine nel rodeo ma so che l’olezzo dello stallatico gli restò addosso e qualcuno a lui vicino disse che lo portò con se per sempre.

Come nelle favole di Fedro, ogni storia ha una sua morale. In questo caso il racconto descritto sembrerebbe simile a quello della “volpe e l’uva”,

« Fame coacta vulpes alta in vinea uvam adpetebat, summis saliens viribus. Quam tangere ut non potuit, discedens ait: "Nondum matura est; nolo acerbam sumere." Qui, facere quae non possunt, verbis elevant, adscribere hoc debebunt exemplum sibi. »

« Spinta dalla fame una volpe tentava di raggiungere un grappolo d'uva posto sin alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclamò: "Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!". Coloro che sminuiscono a parole ciò che non possono fare, debbono applicare a se stessi questo paradigma»

Come sempre sarà l’attenzione e la cultura del lettore a leggere e personalizzare i contenuti di ogni favola e, eventualmente, a saper trarre da essa ogni conseguenza.
© Essec 

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